Andrea Pozza, vive e lavora a Bolzano.

La passione per la fotografia nasce attraverso l’emozione del viaggio che da sempre lo accompagna. La sua variegata carriera ha inizio con il Fotoclub di Bolzano nel 1994.
Ha esposto ed espone in numerose mostre personali e collettive anche a livello internazionale, è membro della Federazione Italiana degli Artisti di Trento ed è attualmente Presidente dell’Associazione degli Artisti di Bolzano.
È inoltre fotografo ufficiale del “Pioneer Team”, team di volo che dal 2006 segue in tutto il mondo. Tra le sue specializzazioni spicca infatti quella delle foto aeree che gli hanno permesso di realizzare importanti lavori e pubblicazioni. Poliedrico dunque Andrea Pozza, ricco di capacità tecniche e passioni estetiche, concentrate a diversi livelli sul mezzo fotografico, che lo rendono fotografo-artista a tutto tondo.
Da sempre porta avanti una ricerca personale profondamente legata all’estetica dell’abbandono, sviluppatasi dapprima con il tema dei luoghi senza più vita, architetture storiche di pregio ridotte a ruderi, facciate in rovina, interni polverosi e privati del vissuto supposto splendore. La fotografia documenta luoghi carichi di storia, di vita passata e lontana, palpabile nei dettagli di un vecchio muro in sasso, di una cornice spezzata, di uno stucco depredato, di una parete crollata.
Il bisogno di ridare un senso e di recuperare il valore estetico e simbolico di ambienti densi di emozione e inquietudine lo porta a ritrarre, quasi ossessivamente, donne mascherate che possano aiutare chi guarda ad ascoltare un racconto non conosciuto, o solo suggerito, come un volto celato, alla ricerca disperata di un contatto con il “Genius loci”.
Visioni, sogni, surrealtà, ambiguità ed erotismo di corpi vestiti con abiti spiazzanti e discordanti, creano nello spettatore un effetto di spaesamento, voluto e cercato dall’autore.
La maschera, simbolo universale di incertezza e ambiguità, ricerca e perdita di identità, ammissione di una verità non assoluta, sottolinea, nelle fotografie di Andrea Pozza, la ricerca di un’estetica che comunichi razionalità e irrazionalità nello stesso tempo, luoghi effettivi, reali, che convivono con il sogno e l’ignoto.
Il taglio intellettuale si fonde con la maestria tecnica, caratterizzata in primis da chiarezza, precisione, cura del dettaglio. Andrea Pozza padroneggia la luce e la mette in dialogo con l’ombra, utilizzando la luce naturale, quando possibile, in tutte le sue sfaccettature, partendo dalle basi, dall’uso del bianco e nero della camera oscura, fondamento di tutti gli scatti. Gioca poi con inserti cromatici leggeri, talvolta appena percepibili, fino all’uso del rosso che accende un abito. L’etimologia stessa della parola foto-grafia, scrivere con la luce (phôs - luce, e graphè - scrittura) suggerisce simbolicamente una parola luminosa che può costruire un testo, un testo fotografico con il suo contenuto emozionale.
Ciò è ben espresso anche nella parte sperimentale, frutto del lavoro recentissimo di Pozza, dove il gioco delle luci permette ai corpi sovrapposizioni molteplici e leggere e al colore di accendersi in un omaggio al Pop.
Alla polaroid è dedicata la riscoperta di vecchie tecniche, una ricerca effettuata con una macchina fotografica del 1972, omaggio ai grandi nomi, a partire da Helmut Newton.
Infine le “foto-sculture”, con la figura femminile che prende corpo su un supporto ligneo.
Il rapporto multiforme e sapiente con lo scatto permette all’artista di riflettere su nuovi linguaggi, sempre attraverso realtà che creano un’illusione di realtà.
(Testo a cura di Paola Bassetti Carlini)