ANDREA POZZA, artista e fotografo freelance di Bolzano

Fin da ragazzo l’amore per i viaggi e i luoghi lo porta ad avvicinarsi alla fotografia, che diventa per lui un mezzo attraverso il quale trattenere la memoria delle proprie esperienze. La sua carriera fotografica, iniziata tra le file del Fotoclub Bolzano nel 1994, è caratterizzata da numerose mostre fotografiche personali e collettive e da svariati premi.
Attualmente fa parte della Federazione Italiana degli Artisti - Trento ed è presidente dell'Associazione degli Artisti di Bolzano, con cui espone regolarmente in collettive e personali.
Da molti anni porta avanti una sua ricerca personale influenzata profondamente dalla bellezza dell’abbandono, esplorando i luoghi dimenticati e svelandone i segreti attraverso l’obbiettivo della sua macchina fotografica. Una filosofia dell'abbandono e della riscoperta dei luoghi dimenticati, per far rivivere in un'immagine ferma per sempre nel tempo, ambienti dal passato glorioso e intensamente vissuto. Durante queste “esplorazioni misteriose” si crea una specie di cortocircuito interiore tra passato e presente. Negli ambienti avvolti dal silenzio e dal mistero appare come per incanto una "dama mascherata", muta testimone degli eventi accaduti tra le mura esplorate. I fantasmi della vita passata si aggirano ancora in questi ambienti, lontani da occhi indiscreti e liberi di "vivere" la propria esistenza effimera. Le immagini così eseguite catturano per sempre "l'anima del luogo" dando vita ad un lungo lavoro dal titolo “Memories from Oblivion”, iniziato nel 2013 e non ancora concluso.
La “dama mascherata” è un elemento che caratterizza i lavori dell’artista, in modo quasi ossessionante la si ritrova, infatti, sempre presente. Nei luoghi decadenti, nella natura, in luoghi insoliti (recentemente è apparsa all’EXPO di Milano). La ritroviamo anche nei lavori eseguiti in studio, e anche nel lavoro più recente (“Polaroid transfer”), dove l’immagine fotografica realizzata con una vecchia Polaroid Sx-70 viene contaminata da presenze effimere realizzate su carta con la tecnica dell’acquarello.
L’influenza “decadente” si riscontra anche nei “collage digitali”, dove l’artista interviene ancora una volta distorcendo la realtà e creando immagini ambigue con una forte componente erotica. La figura femminile, infatti, e una presenza costante nei suoi lavori artistici.
Netta la differenza tra fotografia e collage digitale; nel primo caso l’immagine è autentica e priva di interventi di fotomontaggio, nel secondo caso invece il fotomontaggio è l’elemento chiave dell’opera stessa.

(Nicoletta Tamanini)